Carlo Chiorri ‘s Psychometric Pages

Who I am

Name: Carlo (for the non-Italian readers: I know that a name that ends with a vowel is some sort of unacceptable aberration of the order of the Universe, but please avoid call me CarloS – no hard feelings)

Surname: Chiorri (please pronounce it ‘Keeorree’, in Italian ‘ch’ is not pronounced as in English words like ‘chalk’, but like k in ‘kitchen’)

Birthday: July, 16th (I reached an age in which you are not that proud to reveal it, but if you want to wish me Happy Birthday you now know in which date activate your Google Calendar reminder)

Occupation: Science

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3 Comments »

  1. Chw strafigata! Bellissmo davvero! Complimenti! Debh

    Comment by Debh — May 3, 2008 @ 9:15 am | Reply

  2. Bellissimo Carlo! bravissimo!

    Comment by Ilaria Bellavia — September 4, 2009 @ 4:33 pm | Reply

  3. Dopo aver letto il suo curriculum mi sono sentito un n vecchio piccino!
    A 58 anni rimango affascinato dalle esperienze degli altri.

    Sono psicologo – psicoterapeuta: laureato in filosofia con tesi sul rapporto tra l’educatore di un centro di riabilitazione e la morte di bambini distrofici.

    Mi sono specializzato in psicologia differenziale a Siena (scuola nettamente comportamentista) e seguito per 14 anni attività di supervisione di gruppo per la psicoterapia ad indirizzo psicoanalitico; e nel colmo del delirio, 9 anni di analisi personale.
    Dopo aver partecipato alle prime due consiliature dell’Ordine Regionale (la seconda come vicepresidente), sono stato nominato docente a contratto di psicometria all’Università di Urbino. Ricordo che quando mi presentai al Presidente del corso di laurea, questo mi disse “Ah, è lei che è stato scelto? Mi aspettavo un altro, probabilmente non si è presentato.
    E mi sono ri-appassionato alle misurazioni: al tempo della specializzazione il prof. Sirigatti ci consigliò il testo “statistica non parametrica per le scienze del comportamento”, che studiai con discreta difficoltà. Un altro testo base dell’epoca fu “elementi di statistica psicometrica” £ 1.700, 82 pagine, edizione O.S. riveduta del 1969.

    Il primo libro che ho adottato nel 2002 è stato statistica per psicologi della McGrow-Hill, che rapidamente permetteva di fare calcoli, ma offriva insufficienti aspetti teorici; quando all’esame si proponevano esercizi, bastava invertire l’ordine delle domande che studenti entravano in panico totale.
    Il secondo testo che ho adottato è stato “Statistica per la psicologia” di Ercolani, Areni, Leone” che forniva indicazioni teoriche, a mio giudizio sufficienti. Nonostante il cambio dei testi la percentuale delle “riprovazioni” era ancora elevata; benché il giorno dello scritto faccio portare tutto ciò che secondo loro potrebbe essere utile per superare l’esame, dal PC agli appunti, compreso il testo di studio.

    Lo scorso anno per caso sono andato nel sito della McGrow-Hill e ho visto il suo testo, ne ho chiesto la copia e sono rimasto colpito da due cose: la spiegazione della difficoltà del sesso femminile dell’apprendimento della psicometria e il diagramma di Coxcomb della Nightingale.
    Avendo lavorato qualche anno nel settore della riabilitazione (dal novembre 1972 all’ottobre di quest’anno), ho rilevato concretamente che spesso le persone con danni all’emisfero sinistro mostravano difficoltà nella elaborazione matematica, in particolare nei compiti sequenziali. Questa mia esperienza l’ho spesso comunicata agli studenti (che, in accordo a quanto da lei scritto, sono per più dei due terzi di sesso femminile) sottolineando che è più facile per il sesso in questione operare più sulla sintesi che sull’analisi dei dati.
    Per quanto riguarda la F. Nightingale, ho spesso raccontato agli studenti la sua storia: ragazza tenace che dopo anni di conflitti con i genitori riceve da questi il permesso di studiare la matematica e dopo essere stata allieva di Silvester, ha ricominciato a far le bizze con i genitori per diventare infermiera. Agli studenti racconto che venne inviata dalla regina Vittoria a Scutari per “dare una mano” negli ospedali da campo, appena giunse nel luogo, ordinò alle sue infermiere di fare dei registri con i dati dei ricoverati (probabilmente aveva avuto conoscenza di Quetelet che gettò le basi dell’analisi multivariata attraverso la costruzione di tabelle a doppia entrata (questa storia la racconto anche nei corsi di psicologia in emergenza che faccio all’interno di C.R.I.)

    Ho approfondito la lettura del testo e mi è piaciuto – molto – così quest’anno l’ ho adottato e probabilmente il prossimo anno, se sarò riconfermato, adotterò anche l’altro suo testo “teoria e tecnica psicometrica, che mi sembra complementare a quello già adottato.

    La ringrazio del testo che ha fatto.
    Lamberto Lambertucci

    Comment by Lamberto Lambertucci — December 10, 2011 @ 4:13 pm | Reply


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